Klagenfurt, 01.05.2026
EVZT Euregio Senza Confini.
Plöckenpass: Das österreichische Schweigen wird zu einem diplomatischen Problem
In den letzten Monaten hat die Region Friaul-Julisch Venetien im Dossier des Tunnels am Plöckenpass eine Reihe bedeutender politischer und wirtschaftlicher Schritte unternommen, die in ihrer Kohärenz anerkannt werden müssen.
Am 23. April hat die Infrastrukturreferentin Cristina Amirante in der IV. Regional-Kommission eine klare Position zugunsten des Tunnels vertreten. Wenige Tage später hielt der Vizepräsident des Regionalrats, Stefano Mazzolini, eine engagierte Rede, in der er das Projekt verteidigte, den strategischen Wert der Verbindung mit Österreich betonte und die Frage des Wasserrisikos für den Fontanone von Timau direkt ansprach.
Ende April bestätigte Confindustria Udine ihre Position: Der Tunnel ist die einzige strukturell nachhaltige Lösung für den grenzüberschreitenden Verkehr, unter der Bedingung, dass er nicht für den Schwerverkehr geöffnet wird.
Auf nationaler Ebene wurde die Regierung in Rom bereits im Februar mit dem Anliegen befasst, das Projekt als infrastrukturelle Priorität aufzunehmen.
All dies geschieht vor dem Hintergrund eines zentralen institutionellen Fakts: Nach dem Erdrutsch im Dezember 2023 wurde eine bilaterale Arbeitsgruppe zwischen Friaul-Julisch Venetien und Kärnten eingerichtet, vertreten durch Cristina Amirante und Martin Gruber.
In diesem Rahmen wurden technische Studien, geologische Profile, Varianten und Kostenbewertungen gemeinsam erarbeitet.
Und hier entsteht das Problem.
- Während sich Friaul-Julisch Venetien klar positioniert hat, sind Kärnten und Wien weitgehend still geblieben.
- Bereits im Januar 2024 erklärte Martin Gruber, dass Kärnten keine finanziellen Mittel bereitstellen könne, sondern lediglich Know-how, und verwies auf die Verantwortung der nationalen Regierungen.
- Seitdem gibt es keine klare politische Position aus Österreich.
- Diese Asymmetrie wird zu einem Problem – nicht zu einem italienischen, sondern zu einem bilateralen.
- Das Projekt kann nicht einseitig gelöst werden. Es betrifft beide Seiten gleichermaßen.
- Wenn eine Seite handelt und die andere über Jahre schweigt, erodiert das institutionelle Vertrauen.
- In diesem Kontext ist Schweigen keine neutrale Position mehr, sondern wirkt wie ein implizites Nein.
- Sollten Kärnten oder Wien heute eine ablehnende Haltung einnehmen, wäre der Schaden strukturell.
- Doch auch anhaltendes Schweigen hätte denselben Effekt.
- Jeder weitere Monat ohne klare Position verstärkt die Asymmetrie und schwächt den gemeinsamen Prozess.
- Es geht nicht um eine einseitige Forderung, sondern um die Grundlagen europäischer Zusammenarbeit.
Die zentrale Frage ist einfach: Wollen die österreichischen Verantwortlichen, dass ihre Position durch Schweigen interpretiert wird?
Es bleibt Zeit für eine andere Entscheidung.
Jetzt ist der Moment.
Friuli Venezia Giulia: il silenzio austriaco diventa un problema diplomatico
Negli ultimi mesi la regione Friuli Venezia Giulia ha compiuto, sul dossier del traforo di Passo Monte Croce Carnico, una serie di passi politici ed economici di rilievo che meritano di essere riconosciuti nella loro coerenza.
Il 23 aprile l’assessore regionale alle infrastrutture Cristina Amirante ha portato in IV Commissione regionale una posizione chiara a favore del tunnel. Pochi giorni dopo, il vicepresidente del consiglio regionale Stefano Mazzolini ha tenuto in aula un intervento appassionato in cui ha difeso il progetto, ha richiamato il valore strategico del legame con l’Austria e ha affrontato direttamente la questione del rischio idrico per il Fontanone di Timau, sottolineando che le misure tecniche di tutela sono parte integrante della valutazione.
A fine aprile Confindustria Udine, attraverso il vicepresidente Nicola Cescutti e il capo della delegazione di Tolmezzo Mario Zearo, ha confermato la posizione che da tempo sostiene: il traforo è l’unica soluzione strutturalmente sostenibile per la viabilità transfrontaliera, a condizione esplicita che non venga aperto al traffico pesante di transito.
Sul piano nazionale, il governo di Roma è stato formalmente investito della questione già a febbraio, con la richiesta di inserire il progetto tra le priorità infrastrutturali del Paese.
Tutto questo si svolge nell’ambito di un fatto istituzionale fondamentale: dopo la frana del dicembre 2023 è stata costituita una commissione bilaterale tra Friuli Venezia Giulia e Carinzia, rappresentate rispettivamente dall’assessore Amirante e dal vicegovernatore Martin Gruber.
In questo contesto sono stati condivisi studi tecnici, profili geologici, varianti progettuali e valutazioni di costo. Si tratta quindi di un processo concreto di lavoro comune.
E qui emerge una questione centrale.
- Mentre il Friuli Venezia Giulia si è esposto pubblicamente, la Carinzia e Vienna sono rimaste, negli ultimi due anni e mezzo, sostanzialmente silenziose.
- Già nell’incontro di Tolmezzo del gennaio 2024, Martin Gruber dichiarò che la Carinzia non poteva fornire risorse finanziarie, ma solo know-how, rinviando la decisione ai governi di Vienna e Roma.
- Da allora non è stata espressa alcuna posizione politica chiara da parte austriaca.
- Questa asimmetria comincia a diventare un problema. Non un problema italiano, ma un problema bilaterale.
- Il dossier Friuli Venezia Giulia non può essere risolto da una sola parte. È un progetto transfrontaliero che riguarda entrambe le regioni.
- Quando una parte si espone politicamente, economicamente e mediaticamente e l’altra tace per anni, la fiducia istituzionale si erode.
- In questo contesto il silenzio non è più neutrale. Diventa, di fatto, una forma implicita di dissenso.
- Se la Carinzia o il governo federale di Vienna assumessero oggi una posizione apertamente negativa, il danno sarebbe strutturale.
- Ma anche il perdurare del silenzio produrrebbe lo stesso effetto.
- Ogni mese senza una posizione chiara rafforza l’asimmetria e indebolisce il processo bilaterale.
- Non si tratta di una richiesta unilaterale italiana, ma del rispetto dei principi fondamentali della cooperazione europea.
La domanda è semplice: è questa la posizione che le autorità austriache intendono assumere?
C’è ancora tempo per una scelta diversa.
Il momento giusto è adesso.